LABIRINT0

Vi auguro il tempo, la pazienza, l’entusiasmo e qualsiasi altra cosa di cui abbiate bisogno per percorrere il vostro labirinto interiore con il cuore leggero.

Vi auguro di provare la meraviglia di ritrovare voi stessi nonostante gli uragani interiori.

Dott.ssa Giulia Lorusso – Psicologa

ACCETTARE SE STESSI

Perché “accettare se stessi” suona come una condanna e non come un’incredibile opportunità? Accettazione NON è passività. È conoscenza di sé, amore per stessi, é spinta al miglioramento NONOSTANTE la consapevolezza di non essere perfetti. Non si può essere qualcun altro ma si può essere la migliore versione di sé! È ciò che rende unici e preziosi.

Storie brevi: IL SAGGIO

Pensa e ripensa, affolliamo la testa di pensieri negativi già pensati numerose volte. Nel corso della giornata sembrano affiorare tra un impegno e l’altro e tengono in osteggio un po’ di buon umore.Poco importa se quel problema di cui sento il peso nello stomaco e in gola, è già stato pensato: lui torna. STOP! Alcune volte è necessario accorgersi della tossicità dei pensieri che invadono i nostri spazi di quiete, ed arginarli.

LEGITTIMARE LE EMOZIONI

Quando i desideri incontrano limiti nella loro realizzazione, oppure quando si perde qualcosa o qualcuno, ci si sente tristi. Che fare, dunque, quando la tristezza viene a farci visita? Cacciarla malamente o fingere di non sentirla non sono reazioni ottimali, piuttosto bisognerebbe ascoltare ciò che ha da dirci. Lo stato psicofisico in cui ci si trova quando si è tristi è utile all’elaborazione del dolore. L’entusiasmo verso le attività piacevoli diminuisce, l’umore cala e di conseguenza aumenta la possibilità di chiudersi un po’ in se stessi. Tutto ciò pone l’individuo in una condizione adeguata e ideale all’ascolto del dolore: quest’ultimo, in tal modo, potrà essere pensato e compreso; l’individuo potrà farne esperienza. Se non si tollera di sostare un po’ nella propria tristezza l’elaborazione del dolore potrà risultare difficile.Prendiamoci tempo di “rimanere” un po’ lì, a contatto con la tristezza, in un mondo che ci sprona alla felicità obbligatoria.

LASCIARE ANDARE

Immagina di voler fare una camminata in montagna e di dover scegliere cosa mettere nello zaino: porteresti con te un ferro da stiro?Imparare a lasciare andare vuol dire essere consapevoli che si può fare a meno di tutto ciò che, nel trattenerlo, ci causa dolore e ci impedisce di progredire.La difficoltà nel lasciare andare cose o situazioni nocive potrebbe essere legata a paure ed insicurezze rispetto alla propria capacità di gestire il cambiamento, o al timore della perdita di qualcosa alla quale si è abituati ad aggrapparsi, se pur con sofferenza.Il cambiamento può far paura perché mette di fronte all’ignoto e a tutte le insicurezze legate ad esso: “Cosa mi accadrà se cambierò questa situazione?”. Anche la paura della perdita nasconde insicurezza rispetto le proprie capacità di far fronte a situazioni che si teme di non saper gestire, perciò il rischio è quello di inciampare in un pensiero immobilizzante, ad esempio “Sono sofferente in questa situazione, ma temo di non potercela fare a vivere senza”.In altre parole, è come voler portare un ferro da stiro per fare una camminata in montagna perché “L’ho sempre portato e non so cosa accadrebbe se non lo portassi” o perché “Temo di non poter stare senza”.Suona strano, vero?

INNAMORAMENTO

Innamoramento o amore? Durante una lezione di sessuologia all’università, il professore esordì con questa frase che mi stupì: “Non bisognerebbe mai sposarsi o decidere di avere figli, quando si è innamorati”. In effetti (ed era ciò che poi ci spiegò), c’è differenza tra innamoramento e amore. Innamorarsi è un’esperienza coinvolgente e in parte irrazionale, che implica sentimenti intensi. L’innamoramento ha a che fare con l’idealizzazione. Cosa significa? Che quando si è innamorati si è portati a vedere solo il bello del partner e della relazione: tutto appare perfetto. La voglia di stare assieme è tanta, spesso si fanno “pazzie” giustificate della forza dirompente del sentimento. Questa fase non dura in eterno. Ad un certo punto le “farfalle nello stomaco” si placano, la voglia di condividere ogni istante si riduce, si inizia a riconoscere i difetti nel partner e le differenze caratteriali appaiono più evidenti. Cosa sta accadendo? Niente di anomalo: la fase dell’innamoramento è terminato e sta lasciando spazio all’amore, quello vero. Non tutte le persone, e non tutte le coppie, resistono a questo passaggio; perciò la relazione termina con la fine dell’innamoramento. Se invece si regge l’impatto del cambiamento la relazione inizia a prendere forma: i partner cominciano ad amarsi davvero per ciò che sono, difetti inclusi. Da qui in poi la coppia cercherà costantemente il proprio equilibrio tenendo in conto le differenze e le esigenze reciproche, condividendo il proprio percorso senza soffocare la libertà individuale, rispettandosi profondamente e tutelando la loro unione.

LUTTO AMOROSO

Se stai soffrendo per la fine di una relazione d’amore, forse ti interesserà sapere che tale sentimento intenso di dolore che si avverte, si chiama lutto amoroso. Non esiste un modo giusto per affrontare e superare la fine di una relazione ed ogni persona reagisce al dolore in maniera soggettiva. Tuttavia, le fasi del processo di accettazione della fine della relazione, sono comuni a tutti i soggetti. Le 5 fasi sono le seguenti: 1)Negazione: “Non è possibile che sia finita!”. In questa prima fase la realtà è tanto intollerabile da essere negata.2)Patteggiamento: “Se n’è andato/a ma forse tornerà” “Farò di tutto per convincerlo/a a tornare”. In questa fase la realtà non viene più negata, ma il dolore è ancora tanto intenso da spingere il soggetto a volerla cambiare3)Rabbia: “Ho sprecato anni con te!”. I tentativi di patteggiamento falliscono, perciò subentra la rabbia. In questa fase si prende consapevolezza dell’irrimediabilità della perdita: è un buon passo avanti!4)Depressione: “Non riuscirò mai più ad innamorarmi”. In questa fase affronti la perdita senza più negarla, con la consapevolezza che non c’è rimedio. Proverai un forte senso di tristezza ma, per quanto possa sembrarti incredibile, questa fase è la via d’uscita dal lutto.5)Accettazione: “La storia è finita, ma la mia vita va avanti!”. In questa fase ricominci a fare progetti per la tua vita, e nel ripensare alla relazione terminata non provi più senso profondo di malinconia.I tempi di risoluzione sono differenti in ogni soggetto. Tuttavia, se ritieni di essere “incastrato” nel dolore della perdita, potresti prendere in considerazione di rivolgerti ad uno psicologo e richiedere un sopporto psicologico o una consulenza.Ci vuole solo un po’ di tempo, ma ce la farai!

SCEGLIERE

Non è di per sé la scelta a spaventare, ma l’ignoto. Cosa accadrà? E se starò peggio? Se andrà male? Se non sarò in grado di affrontare ciò che verrà? STOP! Questo meccanismo costringe alla stagnazione. Invece di concentrarsi su cosa accadrà dopo (tirando a indovinare e alimentando ansia rispetto ad eventi che forse non si verificheranno mai), è produttivo concentrarsi su ciò che fa stare male nel presente e scegliere di tirarsi fuori dalle gabbie mentali entro le quali spesso ci si rifugia: una gabbia non è un riparo, è un limite alla propria libertà.Mettiamola cosi: è come vivere in una casa fredda, che cade a pezzi, ma nonostante ciò continuare a star lì per timore di non essere in grado di scegliere una casa migliore, o per chissà quale altro timore legato alle proprie capacità di adattamento nel vivere in una casa diversa. Chissà quante volte si sopporta il freddo per paura di un nuovo, ignoto, tepore…Giulia Lorusso -Psicologa

CONFINI

Siete seduti in giardino, rilassati, e tutto d’un tratto una persona scavalca la recinzione con aria minacciosa ed entra nella vostra proprietà senza il vostro consenso. Come reagite? Quali emozioni sentite? Provo ad indovinare: probabilmente vi avvicinereste all’ intruso in modo più o meno aggressivo e vi sentireste quanto meno irritati, violati, forse minacciati, certamente vi rendereste conto che quell’atteggiamento non è tollerabile. Alcuni chiederebbero aiuto, altri cercherebbero di cacciare l’intruso con le proprie forze.Allo stesso modo può accadere che qualcuno “scavalchi” la recinzione e faccia incursione nella nostra vita senza alcun permesso violando i vostri spazi fisici e mentali. Esiste un confine tra noi ed il resto del mondo, che noi stessi delineiamo e rendiamo elastico o rigido, ampio o ristretto a seconda dei periodi di vita, delle paure, delle persone con le quali entriamo in contatto. Questo confine è sacro. Separa e protegge la nostra intimità, regola i rapporti di vicinanza e distanza con il resto del mondo. Nessuno ha il diritto di scavalcare quel recinto, non importa quanto gli altri siano importanti per noi, c’è un limite a tutto.La relazione è sana se vi permette di rimanere voi stessi, se siete liberi di condividere e di NON condividere. Altrimenti portatevi in salvo.